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Gomito del tennista: sintomi, diagnosi e terapie efficaci per curarlo davvero

25 settembre 2025

Gomito del tennista: sintomi, diagnosi e terapie efficaci per curarlo davvero
L’espressione “gomito del tennista” si riferisce ad un disturbo doloroso a carico del gomito, come conseguenza di una ripetuta sollecitazione meccanica dei muscoli e dei tendini del braccio. Non colpisce solo gli sportivi, ma è comune anche tra chi svolge lavori manuali ripetitivi. Vediamo insieme cos’è e come trattarlo.

Che cos’è il “gomito del tennista”?

È un’infiammazione dei tendini estensori del polso e delle dita, nota scientificamente come epicondilite. È causata da microtraumi o da un sovraccarico funzionale, determinati da movimenti ripetitivi, uso scorretto del braccio o attività prolungate che generano stress meccanico sui tendini. È un disturbo frequente:  in Italia interessa circa l’1%-3% della popolazione, soprattutto tra i 25 e i 60 anni, indipendentemente dal sesso.

 

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale è un dolore localizzato nella parte esterna del gomito, che può irradiarsi all'avambraccio. Il dolore tende ad aumentare durante movimenti come la presa di oggetti o l'estensione del polso.

 

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi è clinica e viene eseguita da uno specialista ortopedico. Dopo un’accurata anamnesi, essenziale per identificare i fattori di rischio predisponenti, si passa quindi alla palpazione dell’epicondilo e si eseguono test specifici (test di Cozen e test di Mills) che, se positivi, indicano la presenza della patologia. A supporto di questi risultati, possono essere richiesti ulteriori indagini strumentali quali radiografia del gomito, la risonanza magnetica e un’elettromiografia.

 

Cosa succede se non viene trattata?

Se non curata, il dolore può diventare invalidante e può provocare la perdita dell’elasticità del tendine e limitazioni dei movimenti del polso e del gomito. Nei casi più gravi può compromettere anche le attività quotidiane. Oggi esistono diverse opzioni terapeutiche, dalle più conservative che possono aiutare a gestire i sintomi e a favorire completamente il recupero funzionale, a quelle chirurgiche indicate per i casi cronici e più complessi.

 

Quando è necessario assumere farmaci?

La terapia farmacologica sistemica è indicata in caso di dolore acuto e persistente e quando il riposo e la riduzione degli sforzi fisici si siano rivelati inefficaci. In questo caso si possono assumere FANS per via orale, ibuprofene o naprossene, evitando l’uso prolungato per i potenziali effetti collaterali sul tratto gastrointestinale e sul sistema cardiovascolare.

 

Esistono trattamenti locali per alleviare il dolore?

Si, si possono usare creme e unguenti a base di sostanze di origine naturale, come la capsaicina, nota per le sue proprietà analgesiche, oppure a base di FANS. Qualora si rivelassero inefficaci, è possibile ricorrere ad infiltrazioni di corticosteroidi topici.

 

Quando è necessaria la terapia chirurgica?

Il ricorso alla chirurgia non è frequente poiché il trattamento conservativo risulta risolutivo nel 90% dei casi. Tuttavia, se i sintomi non scompaiono dopo 6 - 12 mesi di terapie convenzionali, l’intervento può essere necessario. L’approccio chirurgico più adatto è valutato dallo specialista in base a diversi fattori, quali la gravità del danno, le caratteristiche del paziente e la presenza di comorbidità.

 

Esistono terapie non farmacologiche?

Si, esistono diversi approcci non farmacologici. Il riposo è spesso quello più semplice ed efficace: ridurre gli sforzi fisici ed interrompere le attività che sono responsabili del disturbo può essere fondamentale per migliorare la sintomatologia. Anche la fisioterapia è raccomandata quando i sintomi tendono a persistere nonostante il riposo.

 

Quali interventi riabilitativi si possono fare?

L’approccio riabilitativo prevede manovre specifiche effettuate da un operatore sanitario specializzato, come un fisioterapista o un osteopata, ed esercizi di flessibilità, stretching e rafforzamento per migliorare la funzione dell'avambraccio. In alternativa, tecniche come la laserterapia e le onde d’urto possono stimolare la rigenerazione dei tessuti, accelerare la guarigione e ridurre il dolore. Infine, i cerotti elastici applicati sulla pelle possono fornire un massaggio meccanico e un supporto ai tendini (taping neuromuscolare).

 

 

Bibliografia:

  1. De Smedt, T., de Jong, A., Van Leemput, W., Lieven, D., & Van Glabbeek, F. (2007). Lateral epicondylitis in tennis: update on aetiology, biomechanics and treatment. British journal of sports medicine, 41(11), 816–819. https://doi.org/10.1136/bjsm.2007.036723
  2. Liebert, P. L. (2023). Epicondilite laterale (Vol. 2023) [Web Page]. Manuale MSD. https://www.msdmanuals.com/it/casa/lesioni-e-avvelenamento/traumi-sportivi/epicondilite-laterale
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